Nel lontano 1156, quando le truppe di Federico Barbarossa minacciavano le nostre terre e i nostri concittadini, papa Adriano IV, per scongiurare ulteriori perdite, fece erigere nella piccola Bolsena una rocca, che non tardò a diventare una bellissima fortezza dotata di spesse mura e alte torri.
Nel 1295 i Monaldeschi della Cervara, il più potente casato orvietano, si stabilirono nel prestigioso edificio, che divenne così una vera e propria residenza signorile: per quasi due secoli le pareti del castello di Bolsena conobbero intrighi, passioni e lussuosi banchetti.

Ma tutte le storie che si rispettino, si sa, hanno un finale più o meno lieto: purtroppo,  quello che toccò alla rocca dopo l’abbandono da parte dei suoi signori non fu dei migliori …

Nel corso del XVI secolo infatti un’ala del castello venne adibita a carcere e un’altra zona fu incendiata e saccheggiata dai Lanzichenecchi. Dopo le scorrerie, il governatore dell’epoca dispose dei nuovi lavori di restauro e all’inizio del XVII secolo la rocca di Bolsena divenne la dimora estiva del vescovo di Orvieto.
Dopo un periodo di pace, nel 1665 un fortissimo boato scosse le fondamenta del castello: il terremoto causò danni senza precedenti e l’edificio venne abbandonato a se stesso.
Il silenzio regnò per quasi un secolo.
Nel 1750 partirono i lavori di restauro ma nel 1815, dopo le tante fatiche e le ingenti spese, furono gli stessi abitanti di Bolsena a distruggere il fiore all’occhiello della loro cittadina per evitare che cadesse nelle mani di Luciano Buonaparte, fratello del più noto imperatore.
Il tempo passò, ancora una volta in silenzio.

Nel 1973, durante i lavori di recupero della rocca, venne scoperto un “butto”, vale a dire un pozzo utilizzato come fonte di discarica nel corso dei secoli: inutile dire che, nonostante possa suscitare disgusto, esso rappresenta un pezzo di storia perché al suo interno sono stati rinvenuti  innumerevoli frammenti ceramici, alcuni dei quali risalenti al 1300.
Tutti questi oggetti sono stati accuratamente restaurati e oggi sono esposti nel museo che si trova proprio all’interno della fortezza, la quale dopo tante peripezie può finalmente godersi la pace del lago che si estende lucente ai suoi piedi.

La foto è tratta dal sito www.viaggipiu.info

Anonimo

Scritto da:

Carolina Trenta

Un po' romantica un po' nerd, appassionata lettrice e cultrice di storie, raramente a mio agio nella folla; amo il mare fuori stagione, il legno del violino, l'aroma del cappuccino, le matite che scorrono sulla carta, i cuscinetti sotto le zampe dei gatti. Quando tanti pensieri si accavallano nella mia mente li metto nero su bianco e ogni tanto ne esce fuori qualcosa di buono, ma senza troppe pretese.
Mi sono laureata in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi della Tuscia e per il mio futuro spero di lavorare in una di quelle biblioteche giganti che si vedono nei film :)