Rosa era piccola. La sua era una famiglia povera, e abbondanza di desinare non c’era mai. Era nata nel 1233, e cresceva come una pianticella stenta, anche perché era nata con una malformazione rara: le mancava lo sterno, quella piastra ossea in mezzo al petto che protegge il cuore. Tutto faceva pensare che sarebbe morta entro il suo terzo anno di vita. Ma a compensare la gracile costituzione fisica, aveva una volontà indomabile di vivere e di professare l’amore e il rispetto per Dio. Forse perché il suo cuore era proteso letteralmente verso il prossimo, fin da piccola aveva una particolare empatia verso i poveri e gli affamati,  ai quali portava spesso il cibo sottratto al suo desco, di nascosto dai genitori.

foto tratta dal film “Santa Rosa da Viterbo”, 2017

Rosa era una bambina piccola, e Federico II di Svevia era il grande imperatore che voleva Viterbo. Per lui rappresentava una tessera strategica nei suoi progetti di dominio di tutta l’Italia centro-settentrionale. Per la sua posizione geografica, ma soprattutto perché allora era la più importante città del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, il futuro Stato pontificio. Da Viterbo Federico II poteva minacciare da vicino i papi, con cui aveva un rapporto altalenante, fatto di tregue seguite da scomuniche. Dal canto loro, pur rimanendo divisi tra guelfi e ghibellini, i viterbesi avevano accettato il controllo imperiale, che li tutelava dalle eccessive intromissioni del papa. Nel febbraio del 1240 Federico aveva soggiornato a Viterbo, e concesso ai viterbesi il diritto di battere moneta e di svolgere una fiera annuale ogni mese di settembre, in cambio della costruzione di un sontuoso palazzo imperiale nella zona dell’attuale porta della Verità.

Ma non mancavano le voci contrarie: esisteva una fazione fieramente contraria all’imperatore, e favorevole al ritorno del controllo papale. L’idillio tra Federico II e i viterbesi cessò bruscamente il 9 settembre 1243, quando il cardinale viterbese Raniero Capocci, ostile ad un imminente accordo tra il papa e l’imperatore, capitanò una rivolta antimperiale in città. Federico II si precipitò a Viterbo per riprenderne il controllo. L’assedio fu inutile, la città fu inespugnabile. Fu un grave affronto per l’imperatore. Quattro anni dopo si prese la sua rivincita: assediò nuovamente Viterbo, che gli si arrese.

Rosa era umile , ma la sua voce si levava forte e chiara: percorreva le vie della città portando una piccola croce, ed esortava tutti a mantenersi fedeli a Gesù e alla Chiesa. Predicava tra la gente, mettendo in guardia contro le pericolose eresie, sostenendo con forza la causa del papa. Voleva parlare alle anime, ma fu la politica a reagire. Il podestà ghibellino, preoccupato che potesse infiammare gli animi già surriscaldati, mandò lei e la sua famiglia in esilio a Soriano nel Cimino e poi a Vitorchiano: era il 3 dicembre 1250. Nel glaciale inverno, per una ragazzina gracile come lei equivaleva ad una condanna a morte. Ma Rosa resistette e pochi giorni dopo Federico II morì: Viterbo passò nuovamente sotto il controllo della Chiesa.

Immagine tratta dal film “Santa Rosa da Viterbo”, 2017

Al suo ritorno a Viterbo chiese di entrare nel monastero di San Damiano e diventare suora. Le fu risposto che erano al completo. In realtà la piccola Rosa era scomoda a livello politico. “So bene che questa non è la causa – rispose loro Rosa – Ma voi dovete sapere che un giorno sarete liete di avere da morta quella che disprezzate da viva; e infatti l’avrete”.

Rosa morì il 6 marzo 1251: non aveva ancora diciotto anni.

Nel monastero di Santa Rosa, ex di San Damiano, riposa in un’urna dorata. Migliaia di persone la visitano ogni anno pregando e rendendo omaggio alla patrona di Viterbo.

Nei pressi di porta della Verità, un mucchio di pietre grigie testimonia lo sfacelo del palazzo del grande imperatore.

Mentre poche centinaia di metri più avanti, svetta la grande Macchina bianca, pronta per essere portata, di nuovo, alla sua chiesa. In cima c’è la statua di una Santa bambina che si batté, con coraggio, contro un gigantesco imperatore.

La foto di copertina è la raffigurazione di Santa Rosa fatta recentemente dall’artista Fabio Fasanari. Ci sembra adatta per raccontare, anche visivamente, la storia di una ragazza vissuta quasi ottocento anni fa, ma che sa ancora parlare al cuore e all’anima dei viterbesi, come fosse vissuta l’altro ieri.

Vuoi essere un grande?
Comincia con l’essere piccolo.
Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo?
Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà.

(Sant’Agostino)

Anonimo

Scritto da:

Donatella Agostini

Imparare cose nuove è il mio filo conduttore, darmi sempre nuovi obiettivi la mia caratteristica fondamentale. Valorizzare la terra in cui vivo è il mio progetto attuale.