Il brigadiere Pietro Cuzzoli aveva caldo. Soffocava intabarrato com’era nella divisa della Radiomobile.

Quell’agosto l’afa toglieva il fiato e l’uniforme era un tormento.

Ma Pietro era un Carabiniere e aveva scelto di dedicarsi al servizio tanti anni prima ormai, quando si era arruolato tra le file della Fedelissima. C’era abituato insomma; “schiavi sol del dover, usi obbedir tacendoe tacendo morir”.

Viterbo comunque era sempre rovente, l’asfalto lo vedevi distorcersi quando diventava bollente e le suole delle scarpe parevano fondersi. Quanto era meglio l’aria fresca di Caprarola!

Non vedeva l’ora di rientrarvi per il pranzo: sapeva che la moglie Luisa glielo stava già amorevolmente preparando tra un risolino del figlio Domenico ed un calcetto di Piera che stava tutta pigrona a crescere nella pancia della mamma. Pensieri famigliari quindi, quelli che gli passavano per la testa mentre si scioglieva sul sedile dell’auto guidata dal collega Ippolito Cortellessa.

Attenzione! Ci viene comunicata rapina a mano armata al Banco Cimino, quartiere Pilastro! I più vicini si rechino sul luogo segnalato

Cortellessa partì di slancio, a tutta velocità. Era noto a tutti che fosse un grande pilota, conduceva i mezzi veloci con la stessa sicurezza e tranquillità con le quali ci si allacciano le scarpe. Pietro si sentiva sicuro con lui alla guida, si fidava del collega.

Nell’Arma così funziona: il collega è colui che può salvarti la vita quando si esce in pattuglia.Furono pochi i minuti che i due Carabinieri impiegarono per raggiungere la Banca ma i malviventi si erano già dati alla fuga per nascondersi poi tra le persone che erano alla banchina per attendere il bus per Roma.

La gazzella di Cortellessa e Cuzzoli però li intercetta, viene chiesto loro di esibire i documenti.Inizia una sparatoria. Cuzzoli cade, colpito da un colpo, ma si rialza e inizia un corpo a corpo feroce coi banditi. Ecco accorrere Cortellessa in soccorso. In pochi secondi l’apocalisse. Poi basta. Quattro colpi fanno tremare l’aria e feriscono ancora Cuzzoli, altri Cortellessa. I due militari restano a terra, morti. è una giornata di sangue quella da poco iniziata a Ponte di Cetti.

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Ricordiamo in questa occasione l’eccidio di Ponte di Cetti.

Era l’11 agosto 1980 ed alcuni terroristi rossi appartenenti al gruppo chiamato Prima Linea rapinano il Banco Cimino.

La pattuglia in servizio, –quella del brigadiere Pietro Cuzzoli e dell’appuntato Ippolito Cortellessa- corre a controllare la situazione. Troveranno lì la morte. Poche ore dopo il Maresciallo Maggiore di Montefiascone, Antonio Robuano, perde la vita in un incidente automobilistico durante l’inseguimento di altri terroristi. Tutti e te i militari sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Di loro resta una lapide, la stima, la riconoscenza imperitura di Viterbo all’Arma ed i ricordi di coloro che li amarono. Soprattutto in giorni di notizie che gettano un’ombra su tutta l’arma dei Carabinieri è necessario ricordare che ogni giorno 100000 di loro si mettono al nostro servizio per tutelarci e lo fanno con onore e spirito di sacrificio.

Anonimo

Scritto da:

Viola Vagnoni

Nella vita vorrei fare tre cose: dormire, mangiare e vedere/leggere fiction.
Se però mi trovate qui vuol dire che ne ho aggiunta una quarta ovverosia scrivicchiare.
Mi pare lapalissiano che non volevo farlo ma la vita è per la maggior parte composta da cose che non si vogliono fare.
Ci sono poi state anche altre aggiunte fastidiose alla sacra triade: una laurea in filologia moderna, un lavoro a tempo pieno, una casa da gestire (male), la fantasticheria buffa di voler fare la professorona.
Ma chi me lo fa fare di alzarmi la mattina, guardate.