Acciaccata fuori, bombardata dentro.
Livia si era guardata nello specchio quella mattina. Era rimasta a lungo a fissare la sua immagine, con una smorfia amara che le acciaccava ancora di più i lineamenti. Con le dita aveva percorso le linee sottili agli angoli degli occhi, i solchi profondi ai lati della bocca. Buongiorno Livia – si era augurata con sarcasmo – disoccupata nuova di zecca, nubile attempata di ritorno! Era il primo giorno della sua nuova vita: ore, giorni vuoti che doveva cercare di riempire. Amore e lavoro le erano stati strappati via in un colpo solo, e adesso doveva ritrovare il senso di continuare ancora a respirare.

Si vestì in fretta, e scelse di indossare il suo vecchio eskimo, quello verde dei felici anni universitari. Aveva uno strappo sulla manica, ma indossarlo le diede l’impressione di un abbraccio: sì, doveva tornare a dove tutto era cominciato, all’università della Tuscia. Fermò la macchina nel grande parcheggio, e si stupì nel vedere le migliorie che nel frattempo erano avvenute nel complesso dell’ateneo. Qui la vita era andata avanti anche senza di lei. Incrociò gruppetti di studenti, e si trovò ad invidiarli.

Camminò pensierosa lungo il percorso che portava al nuovo bar, e alla chiesa di Santa Maria in Gradi, rimasta immutata negli anni. Quella maestosa chiesa con i portici, e la gradinata davanti. Quante volte si era seduta sopra i gradini con i libri e gli appunti, ripassando freneticamente prima di un esame! Quante volte lei e i suoi compagni si erano fermati sotto i portici a fumare sigarette e farsi quattro risate… Dopo la laurea, ognuno aveva seguito il proprio destino.

Si fermò davanti alla facciata della chiesa: il sole del primo mattino cominciava ad accarezzarla piano, come timoroso di non farle altro male. Era così bella! Così maestosa ed elegante. Livia provò un moto di affetto doloroso. Anche Santa Maria in Gradi mostrava i segni del tempo, le ferite amare della disillusione. Era acciaccata fuori e bombardata dentro, proprio come lei.

Livia salì i gradini, e sbirciò dall’apertura del portone, chiuso con un lucchetto. All’interno, i ponteggi e le puntellature di un cantiere mai portato a termine. In fondo, il chiarore che penetrava dal vuoto in cui un tempo c’era stata la navata. Come una luce in fondo a un tunnel. Livia si sentì pervadere da una strana speranza. Forse si potevano raccogliere le macerie. Forse si poteva portare a nuova vita una chiesa così ferita. E forse Livia poteva ricostruire la sua esistenza, meglio di prima, più forte di prima.

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Il convento di S. Maria in Gradi di Viterbo risale al 1215 ed ha una storia molto travagliata, caratterizzata da distruzioni belliche, terremoti e da abbandono. L’intero complesso era pressoché in rovina fin dall’inizio del Settecento. Nel 1874 la chiesa fu chiusa al culto e nel 1877 l’intero complesso venne adibito a penitenziario. La chiesa, utilizzata come laboratorio di falegnameria per i detenuti, subì un ulteriore decadimento dovuto all’incuria e all’uso improprio degli spazi. Nel 1944 i bombardamenti alleati su Viterbo le diedero il colpo di grazia: furono distrutti il tetto e la volta della navata centrale e furono causati dissesti statici alle strutture e alle cappelle laterali. Da allora sono stati effettuati lavori per puntellare le parti pericolanti, grazie all’intervento dell’Università della Tuscia, ma la chiesa a tutt’oggi necessita di importanti interventi per essere restituita pienamente agli studenti e all’intera comunità viterbese.

Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, ha promosso il censimento dei “Luoghi del Cuore”, e assegnerà finanziamenti ai luoghi che risulteranno più votati e per questo vincitori. Grazie a questi fondi, si potranno realizzare finalmente i restauri di cui questi luoghi hanno bisogno. Noi di RaccontiAmo Viterbo abbiamo scelto di sostenere Santa Maria in Gradi.

Siamo sicure che anche per molti di voi è un luogo caro al cuore ❤️.
Volete darle una mano? basta andare sul sito e votarla con un semplice click.
https://www.fondoambiente.it/l…/chiesa-santa-maria-in-gradi…

Anonimo

Scritto da:

Donatella Agostini

Imparare cose nuove è il mio filo conduttore, darmi sempre nuovi obiettivi la mia caratteristica fondamentale. Valorizzare la terra in cui vivo è il mio progetto attuale.