Il servizio giornalistico realizzato all’epoca da TusciaTimes

Quella mattina di metà settembre Novella aveva un nervo per capello: erano giorni che dormiva di un sonno poco rilassante, aveva mille cose da fare e poco tempo per farle, tutti le chiedevano a che punto erano i vestiti. “Novelli li hai lavati?” “Novella li hai rammendati?” “Novella se si sono stinti li hai ricolorati?” “Andranno bene, sono forse poco opulescenti!?”.

Tutti parlavano, tutti assillavano, Troppe voci nelle orecchie che non sentiva più la sua. Fortuna che era finita.

Da un paio di settimane l’aria a Bagnaia era elettrica. A Via Forno di Sotto i ragazzini che giocavano a palla venivano sgridati in continuazione dalle finestre, a suon di “E non fate casino, se arriva il principe che figura ci famo!”.  Sotto le Colonne le comari facevano capannello sulle sediole con la pellegrina sulle vecchie spalle ossute; al centro dell’attenzione c’era Ersilia che reggeva banco narrando alle astanti di quando, anni prima a Roma, lei che era una donna piacente nel fiore della maturità aveva visto passare in corteo quel giovanissimo virgulto dalle orecchie un po’ a sventola e giurava –questa è la parte succosa- che lui tra tutte le avesse fatto il sorriso sghembo dell’innamoramento a prima vista.

Tra i bagnoioli erano pochi a credere all’Ersilia. I più la sbeffeggiavano dicendole “Ah Ersì, ma figurete se il principe dell’Inghilterra te s’è filato a te che sei nata giù me l’Ice!”.

Ma era finita; quel pomeriggio l’erede al trono d’Inghilterra, Carlo, sarebbe arrivato a Villa Lante; i bagnaioli avrebbero indossato i loro abiti migliori, a quelli più di bell’aspetto era andato l’onore di sfoggiare i costumi del corteo storico da contessa e marchese o cortigiana. Si sarebbero posizionati tutti in Piazza de Fori e lì, sotto alla Torre, avrebbero aspettato la berlina nera che portava il Principe Carlo a Villa Lante. Ersilia s’era messa in prima fila, nella speranza di ricevere un altro sorriso.

Novella c’aveva ancora un nervo per capello ma mancava poco. Arrivato, il Principe avrebbe ricevuto gli ossequi del sindaco Fioroni, poi tutta una sequela di lodi sperticate a quello, a quell’altro e a quell’altro ancora; “Oh quanto è bella Villa Lante” “Oh ma che bel paesino” “Viterbo è deliziosa, ma non ci vivrei”, “Vivete dove è stata fatta la storia, wow”. Poi la cena con gli alti rappresentanti dello Stato e delle casate nobili e squattrinate rimaste nel viterbese, la passeggiata notturna a San Pellegrino…

Le solite quattro porcherie di carineria dette e fatte in questi eventi formali, insomma. Novella era stanca, le dolevano le mani forate dagli aghi. Voleva poggiare il capo sul guanciale.

Fontana dei Mori e Palazzine, scatto di @manutoni24

Riportiamo ora il famoso articolo scritto da Maria Stella Conte per La Repubblica. Era il 14 settembre 1991.

VITERBO – Dal balconcino della Limonaia, seduto su un minuscolo sgabello dietro la minuscola ringhiera, sua altezza reale il principe Carlo scruta apparentemente pensieroso il labirinto di bosco, verde orgoglio della rinascimentale Villa Lante di Bagnaia. Visto così, da lontano, sembra, il futuro re d’ Inghilterra, non più d’ una fragile miniatura. Gli invitati al ricevimento in suo onore sono già tutti qui ed eccitati vanno su e giù nel bel giardino all’ italiana, aspettando che il principe scenda. Ma cosa fa sua maestà? Dipinge uno dei suoi pallidi acquerelli? O quelli che ha in mano sono i fogli del discorso che poco più tardi pronuncerà davanti ai convitati? Il piccolo mistero sollecita la fantasia degli ospiti, tra i quali si muovono – un po’ disorientati – i venticinque studenti della Scuola Estiva di Architettura Civile, nata l’ anno passato per volontà del principe di Galles. In realtà è proprio per loro che l’ erede al trono di Gran Bretagna è giunto ieri a Ciampino, pilotando personalmente, come ormai vuole la consuetudine, un jet della flotta aerea di sua maestà la regina d’ Inghilterra. Domani il corso si chiude ed i sedici ragazzi e le nove ragazze che fanno parte di questo selezionatissimo cenacolo, torneranno a casa. Sono laureandi o laureati in architettura e materie affini, scelti tra i circa mille aspiranti che hanno fatto domanda d’ ammissione scrivendo da tutto il mondo. Tra gli “eletti” di quest’ anno, tutti tra i 21 e i 35 anni, ci sono, oltre agli inglesi, ragazzi americani, cinesi, polacchi, guatemaltechi, spagnoli e italiani. Per la precisione un’ italiana: Stefania Ongaro, studentessa in architettura a Milano. E’ con loro e con i loro insegnanti che il principe di Galles ha trascorso e trascorrerà la maggior parte del suo tempo italiano a Villa Lante di Bagnaia, vicino Viterbo, dove il gruppo di neoarchitetti è giunto dopo tre settimane di studio ad Oxford e due a Roma, presso la British School. Il raro privilegio di partecipare a queste sei settimane di studio è costato a ognuno circa due milioni e mezzo di lire, il resto della spesa è stato coperto da uno sponsor privato il cui nome, il direttore del corso, professor Brian Hanson, non svela. E dunque eccola qui, sua altezza reale, a parlare con i “suoi” studenti; a verificare idee, lavori, progetti, ai quali Paolo Portoghesi, nella tappa romana, anche quest’ anno ha dato un contributo postmoderno. Punta molto su di loro, perchè il suo sogno si realizzi: riformare la cultura architettonica inglese, che proprio non gli piace. E i modelli per farlo li ha voluti cercare in Italia. Sono le 18.45. Il principe Carlo, giunto nel primo pomeriggio a Villa Lante, aveva già fatto un suo primo “fuori programma” scendendo la scalinata della villa per stringere le mani alla folla. Ed ora, con lo stesso abito grigio, un doppiopetto leggermente sgualcito, con la stessa cravatta sul cui fondo blu spiccano variopinti giocatori di polo, ascolta gli oratori che lo precedono. Le grandi mani una nell’ altra ferme dietro la schiena, il principe inglese aspetta il suo turno. E il suo turno arriva. Il suo è sì, un discorso breve, ma a molti restato oscuro data l’ emotività dell’ interprete, verso la quale sua maestà ha avuto più di un momento di cortese impazienza. Dice l’ erede al trono, che l’ architettura può essere un punto di incontro tra la natura e l’ uomo. Dice che si rende conto che è più facile distruggere che costruire, ma che questo deve essere l’ impegno dei futuri architetti. Torna sui temi a lui più cari: quelli di un passato che non si deve dimenticare se non si vuole perdere l’ anima. Idee, le sue, che hanno già in passato sollevato non poche polemiche tra gli architetti, accusati tout-court d’ avere devastato con il loro modernismo il panorama urbano. Finito il discorso, ricevuto il dono dalle autorità viterbesi, un leone bronzeo, sua maestà si è mischiato ai centottanta invitati al ricevimento offerto dal sottosegretario agli Esteri Vitalone. C’ è Maria Pia Fanfani, c’ è la principessa Claudia Ruspoli; Giancarlo Menotti con il figlio, il principe Giovanni del Drago. E poi l’ ambasciatore inglese Stephen Egerton, Gianfranco Imperatori e Antonino Maccanico, Bruno Cabras e l’ ambasciatore Franco Ferretti. Poi la cena con studenti e professori. E ancora un fuori programma con la visita notturna ai maggiori monumenti di Viterbo. Oggi Carlo sarà ricevuto da Cossiga e domani sarà ad Ischia per la sua ultima tappa italiana.

Anonimo

Scritto da:

Viola Vagnoni

Nella vita vorrei fare tre cose: dormire, mangiare e vedere/leggere fiction.
Se però mi trovate qui vuol dire che ne ho aggiunta una quarta ovverosia scrivicchiare.
Mi pare lapalissiano che non volevo farlo ma la vita è per la maggior parte composta da cose che non si vogliono fare.
Ci sono poi state anche altre aggiunte fastidiose alla sacra triade: una laurea in filologia moderna, un lavoro a tempo pieno, una casa da gestire (male), la fantasticheria buffa di voler fare la professorona.
Ma chi me lo fa fare di alzarmi la mattina, guardate.