Qualche giorno fa mia nonna, mentre le parlavo del lavoro che svolgo su questa pagina, mi ha chiesto se guidassi con prudenza. Al che ho pensato che non mi stesse ascoltando più di tanto, e così le ho risposto: “Sì, certo, perché me lo domandi?”. Lei mi ha detto: “Hai presente porta San Pietro? Se uscendo dalla porta prosegui dritto, noterai che con la macchina passi sotto ad un arco. Ti sei mai chiesta cosa c’entri un monumento simile nel bel mezzo di una strada di scorrimento?”

Avevo presente a cosa alludesse, ma sinceramente non mi ero mai fermata a pensarci. Molte volte passo lì sotto con la mia macchinina nel corso della giornata, a volte canticchiando spensierata, a volte fissando nervosamente la targa della macchina davanti per il gran traffico.
Notando la mia faccia pensierosa, ha aggiunto: “La prossima volta che ci passi dacci un’occhiata, ma stai attenta a dove vai. Quello era un acquedotto, fatto costruire dal cardinale Raniero Capocci per portare acqua alle fontane di Viterbo!”. Ovviamente mia nonna, sicuramente più lungimirante di me, mi stava dando un suggerimento su cosa raccontare nel prossimo post.

Raniero Capocci è stato un cardinale viterbese della prima metà del XIII secolo, grande maestro nell’ “ars dictandi” e uomo dotato di una cultura enciclopedica.
I papi dell’epoca (Innocenzo III e Onorio III) lo tenevano in grandissima considerazione e per questo gli affidavano incarichi di grande prestigio; successivamente, il nostro protagonista strinse amicizia con il cardinale Ugolino di Anagni che, una volta divenuto papa con il nome di Gregorio IX, lo nominò rettore della Tuscia, legato pontificio nel patrimonio di San Pietro e capitano delle milizie papali.

Poco tempo dopo un editto dell’ambizioso Senatore di Roma Luca Savelli dichiarò che molti territori appartenenti alla Chiesa, tra cui la Tuscia, sarebbero divenuti “possedimenti del popolo romano”; la questione scoppiò in una vera e propria guerra.
Sorprendentemente Federico II si pose alla guida delle milizie del papa e di Raniero, con l’intento di sostenere la Chiesa, e le truppe del Savelli vennero sbaragliate nella rocca di Respampani, poco a sud di Viterbo.

Il comportamento dell’imperatore tuttavia era sempre sembrato strano: le tensioni tra i due grandi poteri infatti non tardarono ad arrivare, e Federico II venne scomunicato.

Alla morte di Gregorio IX, Raniero Capocci dovette gestire il conflitto con il sovrano e lo scontro a Viterbo, già da tempo per gran parte sotto il comando imperiale, fu aspro e violentissimo: il cardinale, con valorose manovre militari e azioni di grande coraggio, riuscì a mettere in fuga le truppe imperiali e per i suoi meriti ottenne i poteri di legato pontificio e divenne vescovo di Viterbo.

Quando papa Innocenzo IV fu costretto dagli eventi a riparare a Lione, Raniero Capocci venne lasciato al suo posto come luogotenente papale: nonostante in quegli anni Federico II sia riuscito a riconquistare Viterbo per ripicca nei suoi confronti, l’eccellente operato del cardinale viterbese è ancora oggi noto ed apprezzato.

Quando lo stesso Innocenzo IV, accortosi che i poteri del Capocci erano diventati immensi e potenzialmente pericolosi, decise di levargli l’incarico, egli si sentì ferito nel profondo e, già vecchio e malato, morì a Lione nel 1250; i suoi resti vennero traslati nella chiesa viterbese di Santa Maria in Gradi.

Scommetto che da oggi in poi, passando sotto quell’arco, ognuno di voi come me darà una sbirciatina per aria e penserà al cardinale … però vi prego, seguite il consiglio di mia nonna! Sarebbe un problema se per caso passassimo tutti insieme da lì guardando per aria!!!

Anonimo

Scritto da:

Carolina Trenta

Un po' romantica un po' nerd, appassionata lettrice e cultrice di storie, raramente a mio agio nella folla; amo il mare fuori stagione, il legno del violino, l'aroma del cappuccino, le matite che scorrono sulla carta, i cuscinetti sotto le zampe dei gatti. Quando tanti pensieri si accavallano nella mia mente li metto nero su bianco e ogni tanto ne esce fuori qualcosa di buono, ma senza troppe pretese.
Mi sono laureata in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi della Tuscia e per il mio futuro spero di lavorare in una di quelle biblioteche giganti che si vedono nei film :)