Tanto tempo fa, tra la fine del XVI secolo e l’inizio del seguente, in un piccolo paesino della Tuscia chiamato Vignanello, il Conte Marcantonio Marescotti e sua moglie Ottavia regnavano dal loro imponente castello sulle terre circostanti, allietati dalla presenza delle loro tre bellissime figlie Ginevra, Clarice e Ortensia.

Le fanciulle, vista la loro particolare posizione sociale, vennero mandate a studiare presso il prestigioso convento di San Bernardino a Viterbo; al termine del percorso d’istruzione Ginevra decise di rimanere nell’istituto e di prendere così i voti, mentre Clarice e Ortensia furono introdotte nelle migliori case.

Le due sorelle, non più bambine, in una di queste occasioni ebbero modo di conoscere l’affascinante Paolo Capizucchi, del quale Clarice si innamorò perdutamente; tuttavia, il giovane chiese la mano di Ortensia, lasciando così l’altra ragazza in preda alla disperazione.

Allora Clarice, ferita e umiliata, dopo settimane passate a piangere, venne mandata a San Bernardino da Ginevra (ormai nota come Suor Immacolata) in cerca di conforto.

La scelta che la fanciulla prese (probabilmente per volontà del padre) fu drastica e inaspettata: ella infatti intraprese lo stesso cammino della sorella e si fece chiamare Suor Giacinta, nonostante nel suo animo non ci fosse ombra di vocazione.

Clarice infatti teneva comportamenti che nulla avevano a che fare con la vita di clausura: rifiutò di vivere in una cella come tutte le altre suore, preferendo piuttosto un appartamento arredato in maniera simile alla sua lussuosa dimora di Vignanello, si faceva servire da due novizie, si dedicava alla mondanità e alla licenziosità.

Tutto questo andò avanti fino al 1615, anno in cui una grave malattia si abbatté sulla nostra protagonista; una volta guarita, Suor Giacinta non era più la stessa ed entrò in una profonda crisi spirituale.

Una notte, nella solitudine della sua stanza, ella gridò: “O Dio ti supplico, dai un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza!”; il giorno dopo il Padre confessore venne a trovarla, ma le fu negata l’assoluzione.

Quella notte Suor Giacinta Marescotti pregò ininterrottamente e nel suo animo sentì un senso di pace e serenità che non aveva mai provato prima; dal mattino seguente e per tutto il resto della sua vita mise in pratica i più grandi e profondi ideali del cristianesimo, dedicando la sua intera esistenza ad aiutare il prossimo.

Morì nell’umiltà della sua cella il 30 gennaio 1640, all’età di 54 anni; nel 1807 venne proclamata Santa e il suo corpo è ancora oggi esposto nella chiesa del Monastero di San Bernardino a Viterbo; ogni anno in occasione dell’anniversario della sua morte viene solennemente celebrata a Vignanello, il suo piccolo borgo natale del quale è diventata patrona.

Il quadro che raffigura santa Giacinta Marescotti è del pittore viterbese Domenico Corvi (1783).

Anonimo

Scritto da:

Carolina Trenta

Un po' romantica un po' nerd, appassionata lettrice e cultrice di storie, raramente a mio agio nella folla; amo il mare fuori stagione, il legno del violino, l'aroma del cappuccino, le matite che scorrono sulla carta, i cuscinetti sotto le zampe dei gatti. Quando tanti pensieri si accavallano nella mia mente li metto nero su bianco e ogni tanto ne esce fuori qualcosa di buono, ma senza troppe pretese.
Mi sono laureata in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi della Tuscia e per il mio futuro spero di lavorare in una di quelle biblioteche giganti che si vedono nei film :)