Era la chiesa degli sposi, la chiesa dei matrimoni, oggi è solo un nome e una struttura svuotata della sua essenza più vera. Se ci si affaccia da piazza Belvedere, il Poggio, per chi ha corso e giocato tra i vicoli ortani, e si guarda verso il colle si vede la grande struttura del Convento di San Bernardino e l’attigua chiesa.

La struttura originaria nasce nel 1463 grazie alla donazione di Domenico Santi che volle portare in un luogo di pace e di meditazione la comunità francescana. Nel 1751 si ristrutturò il complesso donandogli l’aspetto attuale. La chiesa si presenta al visitatore che giunge sul colle, con la sue linee essenziali, tipica delle comunità monastiche, al lato del portone d’accesso vi sono due edicole, in una vi è rappresentata una bella Crocifissione e nell’altra una Madonna col bambino. Una grande navata unica accoglie il visitatore con quattro altari, ormai spogli. Attiguo alla chiesa sorge il convento che dal 1928 divenne collegio serafico.

Ormai da anni tutto è lasciato alle intemperie, la struttura che in parte copriva il chiostro, contenente un ciclo di affreschi sulla vita di San Francesco, è stata privata delle tegole così che ad ogni rovescio tutta l’acqua si riversa addosso ai muri.
Tutti gli ornati della Chiesa sono stati trafugati, addirittura con dei badili si è tentato di staccare una delle acquasantiere.

All’interno anni fa sono state ritrovate delle scritte blasfeme inneggianti a Satana, qualcuno ha ipotizzato che il sito sia stato usato per riti satanici, a mio modesto avviso le scritte sono solo opera di qualche buontempone che di Satana conosce solo il nome o poco più.

La via di accesso al colle è un sentiero tra i boschi, un percorso di rara bellezza, che viene percorso a piedi il Giovedì Santo in occasione della Via Crucis, bello sarebbe se poi giunti alla sommità si potesse entrare in chiesa.
Sogni e speranze di chi ha amato ed ama quel luogo.

Anonimo

Scritto da:

Nadia Proietti

Salve, il mio professore di storia ripeteva sempre che lo storico studia i documenti, senza interpretare
e senza romanzare, ecco come mi comporto io: prendo i fatti storici, spesso dai documenti, aggiungo
dei personaggi, una storia verosimile e voilà ecco come nasce ogni mio racconto.
Chi sono? Mi chiamo Nadia sono laureata con lode in Filologia Moderna, ho all'attivo un Master in materie letterarie, un Corso di Alta Formazione in Storytelling, docente di lettere precario. Oltre ai titoli sono madre di due figli, appassionata di storia moderna in particolare in storia dell'Europa
dell'Est, pessima casalinga, ma buona padrona di casa.