La storia, questa grande nostra maestra.

Il sole d’aprile come tutte le mattine rischiarava il grande stanzone posto al piano terra dell’abitazione di Messer Gentile, uomo di gran fondo e di grande reputazione. A Viterbo era conosciuto come il medico di Sua Santità Innocenzo VIII.

Quand’ecco all’improvviso due gran pugni sulla porta. “Chi va là a codesta ora del mattino”, tuonò da dentro il dottore in camicia da notte e berretto in capo. Quella notte aveva pure dormito male per via delle notizie che giungevano da Roma. Quel suo figliuolo, sì tanto bravo, ma pure crapulone, aveva falsificato alcune lettere Pontificie e sicuramente la corda al collo niuno gliela poteva togliere.

Dal vicolo giunse la voce di una donna ” Messer Gentile, Messer Gentile correte che il mio signore è malato”.
Ci mancava pure questa. Pensò tra sé.
Il dottore si buttò sulle spalle il suo pastrano nero, prese la borsa di lino e vi infilò dentro due o tre boccette di unguento, un miscuglio di belladonna e una scatoletta nera.
La donna precedeva a piedi scalzi il vecchio per le stradine di Viterbo, avrebbe fatto pena anche al più povero mendicante di San Lorenzo, tanto era pallida.

Giunti davanti all’uscio di una bella casa padronale, aprì e questo emise un cigolio sinistro.
Deposto su un letto alto giaceva un pover’uomo anziano. La fronte sudata, la bocca digrignata, che faceva vedere i pochi denti rimasti, gialli come i fiori di Primavera.
Il dottore si avvicinò con fare esperto. Con le mani fece giungere al suo naso adunco l’alito malsano che proveniva dalla bocca del malato. Avvicinò l’orecchio al petto e bussò tre volte sul torace, che si alzava e si abbassava con un susseguirsi di rantoli affannati.

Il Dottore si voltò verso la donna che lo aveva accompagnato. “Prendi un recipiente e allontanati dal malato”
tuonò con piglio altero.
Aiutò il malato a porsi in posizione seduta, gli mise in mano una bacchetta per provocare un maggior flusso di sangue, prese dalla scatolina nera un coltellino affilato e iniziò a fare dei tagli nella zona attorno al gomito. Il sangue iniziò a sgorgare copioso dalle ferite inferte. Avrebbe poi guardato la coagulazione del sangue e il colore dei bordi. Sotto il letto era posto il pitale, lo prese e ne sentì l’odore, guardò con attenzione il colore dell’urina e rimase un po’ perplesso.

Si alzò e sentenziò ” La “Pontura” è lo male che lo affligge!”
La pontura era una malattia dei polmoni che aveva inizio con un dolore puntorio all’emitorace. La peste polmonare.
Il dottore tuonò ” La “Scippa” è la cura sua, preparerò un infuso di “Scilla minor” mista a vino! Tu donna corri dai Priori, lesta! digli che messer Gentile ha riscontrato un male che porterà una gran morìa a Viterbo. Corri e riferisci”.

Dalle riforme comunali dell’anno 1476 si apprende che nella città di Viterbo si posero in essere delle serie precauzioni contro il contagio. I Priori si riunirono insieme al Governatore nel palazzo di San Francesco e decretarono che: le tre porte d’accesso alla città venissero chiuse, le altre sottoposte ad una guardia cittadina per evitare l’accesso a coloro che provenivano dai luoghi infetti. Furono chiuse le scuole, sospese le cerimonie nelle chiese. Furono accumulate vettovaglie fuori dalle mura per sfamare le persone. Furono chiamati i becchini da Orvieto per aiutare quelli locali. Si pregò Santa Rosa.

Historia magistra vitae…

i dati storici, come i personaggi, sono presi da documenti del tempo da me più volte consultati. La narrazione è romanzata, ma come sempre verosimile.

Anonimo

Scritto da:

Nadia Proietti

Salve, il mio professore di storia ripeteva sempre che lo storico studia i documenti, senza interpretare
e senza romanzare, ecco come mi comporto io: prendo i fatti storici, spesso dai documenti, aggiungo
dei personaggi, una storia verosimile e voilà ecco come nasce ogni mio racconto.
Chi sono? Mi chiamo Nadia sono laureata con lode in Filologia Moderna, ho all'attivo un Master in materie letterarie, un Corso di Alta Formazione in Storytelling, docente di lettere precario. Oltre ai titoli sono madre di due figli, appassionata di storia moderna in particolare in storia dell'Europa
dell'Est, pessima casalinga, ma buona padrona di casa.