Un colpo di piccone.

Le braccia possenti compiono un mezzo giro nella stretta galleria.
Un altro colpo di piccone.
Il sudore cola a rivoli sulla schiena di frate Andrea. Il dolore serpeggia inascoltato nei muscoli stanchi, ma il cuore canta preghiere di luce e di gioia. Soltanto due gradini, e il suo compito sarà finalmente terminato. Il piccone colpisce la roccia con maggiore energia.

Dentro il cunicolo c’è buio e fresco: di fuori, sotto la luce dorata del sole, la natura prorompe selvaggia e bellissima nella valle remota. Andrea ha scelto di vivere qui, lontano dalle brutture del mondo, e non si è mai pentito. In questo luogo sperduto, tra rupi scoscese, il cielo sembra tanto vicino da poterlo toccare.

Un giorno in cui era raccolto in contemplazione nella sacra Grotta, davanti all’immagine della Madonna, Andrea ha udito un sussurro farsi largo nei suoi pensieri. “Scava, Andrea. Fai per me una scalinata nella roccia, per i fedeli che vorranno venire a pregare”. Così da allora frate Andrea ha scavato: 144 gradini che scendono nelle viscere della terra. Stasera finalmente la scalinata sarà ultimata. I pellegrini potranno scendere più facilmente e recarsi davanti all’immagine di Maria e il Bambino. La stanchezza lo avvolge come una pesante coperta. Frate Andrea si butta sul pagliericcio della sua cella, scavata anch’essa a picconate nel fianco della montagna, e si addormenta senza pesi sul cuore.
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Oggi sono voluta andare nel delizioso borgo di Castel Sant’Elia – a una trentina di chilometri da Viterbo – dove si trova il suggestivo Santuario di SS. Maria ad Rupes, il fondale della nostra storia. Il paesaggio è bellissimo: la natura affiora lussureggiante tra le pareti di tufo rossastro. Sembra di stare fuori dal mondo, e in effetti pare che fin dal 520 d.C. monaci eremiti scegliessero di vivere proprio qui, in grotte scavate nella roccia. In una di queste grotte veniva venerato un affresco che rappresentava la Madonna con il Bambino, che richiamava ogni anno numerosi pellegrini.

Al mio arrivo trovo ad accogliermi un ampio viale alberato, al termine del quale, sulla sinistra, c’è la basilica di San Giuseppe, che merita una visita. Di fronte a me una porta buia cattura la mia attenzione. È l’accesso alla lunga scalinata scavata nella roccia, quella di Frate Andrea Rodio, un francescano pugliese arrivato in questo luogo nel 1777, che per facilitare la discesa ai tanti pellegrini che venivano a pregare alla Grotta, scavò all’interno della rupe e per ben 14 anni – una lunga scalinata, che permette di accedervi direttamente

Scendo con cautela: i gradini sono antichi e consumati. E penso a quanta fede, quanto amore abbiano mosso il frate che, picconata dopo picconata, ha compiuto tutto da solo questo piccolo miracolo. Frate Andrea morì in fama di santità e fu sepolto in una grotta da lui stesso scavata, vicino all’altare di Maria che aveva tanto amato.

Arrivo di fronte all’immagine sacra, custodita in una piccola cappella. La tela ha sostituito l’antico affresco, rovinato dal tempo. È un’immagine dolce e sorprendente. Nell’iconografia mariana la Madonna ad Rupes rappresenta una rarità: sono pochissime le immagini in cui Maria è ritratta in contemplazione del suo bambino, addormentato con naturalezza sulle sue gambe. Ovunque, le tracce del passaggio in questo luogo di un santo a noi familiare e contemporaneo, particolarmente devoto alla Madonna: Giovanni Paolo II, che venne qui in visita il primo maggio del 1988, ospite dei polacchi Padri Micaeliti, attuali custodi del Santuario. Seguo il percorso che mi riporterà al piazzale: sotto un pergolato, si vedono ancora le grotte dove vivevano gli eremiti. Di fronte, il rigoglio della valle Suppentonia, e in lontananza la sagoma inconfondibile del monte Soratte.

Anche oggi ho scoperto un piccolo tesoro che la nostra Tuscia custodisce da tempi remoti. Un tesoro che a torto non conoscevo. Lascio Castel Sant’Elia ripromettendomi di tornare: qui c’è ancora tanto da scoprire e da raccontare.

Anonimo

Scritto da:

Donatella Agostini

Imparare cose nuove è il mio filo conduttore, darmi sempre nuovi obiettivi la mia caratteristica fondamentale. Valorizzare la terra in cui vivo è il mio progetto attuale.