I ricordi, come i pensieri, si affacciano alla mente quando meno te lo aspetti. Ricevo un messaggio da Donatella che mi dice “Guarda la chat di RaccontiAmo Viterbo, c’è una signora di Orte che ci manda del materiale per un pezzo, te ne occupi tu?”.

Continuo per un po’ a fare le mie faccende domestiche, poi, come se qualcuno mi avesse chiamata, lascio il mio strofinaccio e lo scopettone e apro la chat. Ci sono delle foto sbiadite dal tempo, adagiate con cura sul tavolo di casa. Volti che di primo acchitto mi dicono poco, poi leggo il nome di chi ce le ha mandate e la mia mente collega quel dolce viso di giovane ragazza a quello della bella donna che sfrecciava a bordo della sua utilitaria, una Fiat 126, se non erro, celeste, davanti la mia casa da bambina in via Zelli.

25 maggio 1948. Tutti giovani, uomini e donne di bell’aspetto, in posa per la foto ricordo degli anni del collegio. Erano gli anni subito dopo la guerra, tutt’intorno ancora le ferite sgorgavano sangue: chiese, palazzi e vie ridotte a cumuli di macerie. Il vociare dei bambini in strada, le corse con i calzoni corti e le ginocchia sbucciate, le donne con le sporte semi vuote, e quella voglia di ricominciare. Ricominciare da dove?

Ricominciare dalla scuola, dall’istruzione, e quei ragazzi che oggi ci guardano dalla foto ormai sbiadita dal tempo, sono i testimoni di quella parte della popolazione fortunata, sì fortunata, fortunata di poter essere lì, di avere la possibilità, soprattutto economica, di studiare e poter guardare di nuovo al futuro. Gli anni che seguirono il secondo conflitto mondiale si possono considerare come uno spartiacque epocale, ricerche condotte sulla politica scolastica di quegli anni ad opera degli Alleati hanno evidenziato l’enorme sforzo compiuto perché non ci fosse “Non uno di meno”, ossia che fosse garantito a tutti il diritto allo studio. La volontà di accrescere l’istruzione fu largamente condivisa dal ceto politico, l’Assemblea Costituente sancì con l’articolo 34 l’obbligo scolastico per almeno otto anni.

Marisa Paolocci, nata a Vasanello, ortana d’adozione studiò a Viterbo nel collegio che era ubicato nella piazzetta adiacente a piazza della Morte, sua figlia Cristina non si ricorda precisamente dove esso fosse. Lo stesso collegio poi fu trasferito sul vialone che collega Viterbo a Bagnaia (aiutatela a ricordare). La divisa con il basco in testa, molte volte cagione di vergogna per le ragazze, le scarpe piane, uniformavano l’aspetto, la disciplina ferrea, la sorveglianza attenta delle suore: questa era la vita del collegio.

La storia di Marisa è comune a tanti giovani di quel tempo, lei dal 2018 non è più tra noi, e testimonia la storia di un tempo passato, di giovani speranze e di occhi rivolti verso il futuro, che è poi il nostro presente, fatto di incertezze, di paure, ma anche di speranze. Dobbiamo ricordare e ripercorrere i loro stessi passi per poter poi trasmettere ai nostri figli la stessa voglia di fare. Con il suo permesso pubblichiamo queste foto, tra loro ci saranno molti vostri genitori e molti nonni, fateci sapere se riconoscete qualcuno.

Anonimo

Scritto da:

Nadia Proietti

Salve, il mio professore di storia ripeteva sempre che lo storico studia i documenti, senza interpretare
e senza romanzare, ecco come mi comporto io: prendo i fatti storici, spesso dai documenti, aggiungo
dei personaggi, una storia verosimile e voilà ecco come nasce ogni mio racconto.
Chi sono? Mi chiamo Nadia sono laureata con lode in Filologia Moderna, ho all'attivo un Master in materie letterarie, un Corso di Alta Formazione in Storytelling, docente di lettere precario. Oltre ai titoli sono madre di due figli, appassionata di storia moderna in particolare in storia dell'Europa
dell'Est, pessima casalinga, ma buona padrona di casa.